Uno sguardo sul mondo: sperimentando il buio per “far luce” nel cuore.

08.11.2017 00:20

PREMESSA

Arrivo all’elaborazione di quest’articolo da profondo interesse personale teso all’autoformazione “rudimentale” – diciamo così – attraverso la consultazione di siti specifici in materia d’ipovedenza, cecità e degli strumenti compensativi o altrimenti dette tecniche assistive, da letture scelte, dalla visione recente di una fiction “La musica del silenzio”, da un noto film “Furia cieca”, dall’osservazione ambientale di persone cieche immerse nei percorsi quotidiani e/o di studio, da esperimenti personali, che non equivalgono e non possono certo paragonarsi a chi vive sulla propria pelle tale condizione di buio perenne o ipovedenza. Per scrivere il mio punto di vista e comprenderne alcune difficoltà, ho voluto sperimentare in prima persona il buio in percorsi familiari sia bendata al massimo sia con lo pseudo-bastone, lettura dei puntini Braille sui farmaci, dal software gratuito NVDA (NonVisual Desktop Access), uno screen reader “leggero” per Windows rispetto a Jaws (Job Access With Speech) con sintesi vocale e digitazione su word, prepararmi l’occorrente per la colazione, ordinare dei capi. Miei articoli precedenti sono dipesi da osservazioni e/o vissuti personali e pure questo non farà eccezione: come potevo scrivere il mio punto di vista pedagogico e della “lezione” che ne ho tratto, senza aver sperimentato? Un articolo che mi dà modo di ridefinire l’apprendimento visivo e il “lavoro di squadra” dei sensi rimasti.

Quando si dice Pedagogia Sperimentale - La curiosità verso il Linguaggio Braille e i temi a esso collegati uniti alle letture di notizie a tema in siti professionali da qualche mese han stimolato in me l’approfondimento verso la conoscenza di questo mondo vissuto al buio/semibuio. L’Educazione come sappiamo basa i suoi metodi partendo dall’osservazione e sperimentazione diretta nota come “ricerca sul campo”, da ciò è partito anche il mio percorso auto-formativo, che poi ho letto da qualche parte, prende il nome di cecità volontaria, che nulla a che vedere con chi la Vera cecità la vive ogni giorno su di sé. In una società strutturata per immagini, osservando le quali apprendiamo all’istante, bypassiamo la teoria e “incameriamo” senza colpo ferire. Pensiamo ai primi passi dei piccoli che gattonando esplorano la realtà circostante: gusto, suoni, tatto, vista, olfatto sono i cinque sensi che permettono di “catturare” ogni stimolo fluttuante per l’aria (o in tavola) e di farlo proprio, una forma primordiale di pedagogia ambientale, dove la natura è “maestra” prima ancora di aprire un libro. L’apprendimento per circa l’80% dipende dalla vista, un “immagazzinamento” oculare istantaneo che “trasferisce” i contenuti nei “cassetti” della memoria ma, parlando di cecità e ipovedenza il discorso è da ridefinire e qui partono i miei esperimenti di auto-formazione. *L’ambiente familiare – E’ indubbio che, la persona cieca – passatemi il gergo calcistico - “tra le mura amiche” riesca a muoversi agevolmente e senza l’ausilio del bastone bianco, sia per l’assenza del caos presente invece su strada e sia per la sicurezza non solo affettiva ma soprattutto olfattiva, i sensi rimasti acuiscono i “poteri” e il loro resiliente “lavoro di squadra” gradualmente e non senza palesi difficoltà porta all’inclusione riducendo il gap del senso mancante.

*Deviazione sul tema: dal fumetto “Colpo alla cieca” riporto una conferma delle righe sul ruolo ambientale. Il noto criminale Diabolik ed Eva Kant durante il rientro a un rifugio marino a bordo di un gommone scoprirono un gruppo di ragazzi intenti a intrufolarsi attraverso una porta di roccia. All’improvviso avvenne un’esplosione che mandò in mille pezzi il vetro a protezione del cruscotto nautico e della vista dei due ladri, i vetri volarono dappertutto e non avendo entrambi gli occhi protetti, fu il solo Diabolik ad avere la peggio… Soccorso da Eva, Diabolik con gli occhi aperti e doloranti le disse:”Perché hai spento la luce..” I pezzi di vetro come proiettili lesero l’iride di ambo gli occhi di Diabolik, che da quel momento ridefinì il suo “stile di vita” movimentato al dover rallentare dentro casa. Anche per lo stato d’animo del ladro non andò certo meglio, da cieco Diabolik sentì di essere ora un peso per Eva, per il fatto di doverle dipendere. Trascorso del tempo, Diabolik proprio dentro casa riusciva a muoversi, ad andare in cucina e preparare il caffè, intuendo dal calore della lampadina che la luce era accesa. L’autonomia casalinga del compagno rasserenò Eva, pensando che ormai egli si fosse rassegnato… Ma, stiamo parlando di Diabolik, uno che per definizione non si rassegna e idem Eva che, per restituirgli la vista rapì un oculista, che inizialmente per motivi d’odio disse che per il criminale non c’era via d’uscita, ma sotto pentothal ammise che bastava un doppio trapianto. Terminando la “diabolica” deviazione, le parti s’invertirono e fu l’oculista a essere il forzato “volontario” delle sue cornee a Diabolik, che recuperò la vista e l’autonomia del suo “modus operandi”.

Giù il sipario… Nulla è scontato, niente è come sembra

Una realtà strutturata a immagine per i vedenti è indubbiamente scontata, osservando attorno riusciamo a evitare pericoli, a vedere i colori, ad attraversare al segnale verde, sfogliare un libro, etc.. E’ una realtà ovvia proprio perché la vediamo e sappiamo già cosa accade ma, quando per genetica e/o eventi di forza maggiore “cala il sipario” sulla luce, allora la scontatezza diventa una parola di troppo, forse scomoda.. L’ambiente familiare proprio perché tale permette agevolmente di spostarsi ma, calata la scura e spessa maschera nera su occhi chiusi per bene e cominciando esperimenti posso dire che non sempre è così…Nell’immediato del buio ho perso all’istante la percezione visuo-spaziale e di conseguenza l’orientamento, la camminata subito a rilento e le mani avanti a cercare appoggi, angoli, spigoli, muri per proseguire: non avendo alcun riferimento, i movimenti delle mani anticipavano i miei passi sempre più incerti. A tratti l’andatura era dondolante e mi fermavo, altre volte il percorso era leggermente sicuro, altra ancora andai a sbattere sul muro angolato, solo con la fronte contro capii che mia direzione era sbagliata. Al bendaggio forzato ho aggiunto lo pseudo-bastone (il vero bastone in dotazione al cieco è bianco con la punta arrotondata, come visto in alcuni siti; in realtà, per me è un appendiabiti alto metà della mia persona, sono 1.60), che un pochino mi permetteva di “velocizzare” l’andatura, che restava comunque incerta. Lo pseudo-bastone (in sinergia con le mani) mi precedeva strisciante sbattendo a destra, a sinistra, negli angoli di muri e/o mobili, in un certo senso il bastone “vedeva” per me il percorso, dandomi la direzione da seguire, un’“anticipazione” sui passi da compiere. Durante uno degli esperimenti ordinai in armadio alcuni capi piegati in precedenza, la tempistica nello svolgimento si dilatò: in visione il compito mi prendeva cinque minuti, senza riferimenti la riposizione della roba (tutt’altro che esatta, come poi andai a controllare) avvenne in venti minuti, cercando di far attenzione a spigoli con la mano o avvicinando piede/ginocchio.

Fattori genetici e/o ambientali - La cecità subentra o per fattori genetici cito per es. da retinopatia, glaucoma congenito o contrazione della rosolia per via materna o per cause di “forza maggiore”, ecco qualche es.: scoppio di ordigni (come citato in una prefazione da Tommaso Daniele, Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), o come capitò a Louis Braille a 3 anni, che s’infortunò nell’officina paterna e al quale si deve l’invenzione dell’alfabeto omonimo con i noti puntini per la letto-scrittura, da glaucoma congenito - come visto nella fiction “La musica del silenzio” dedicata all’artista Andrea Bocelli, che dai 6 anni frequentò una scuola per ciechi e ipovedenti imparando il Braille, a 12 anni per un colpo di pallone perse del tutto la vista e toccante la scena in cui si toglie gli occhiali e dice:”Mamma, il sole non c’è più…” entrambi scoppiano in lacrime e mi son commossa pure io. Nel film “Furia cieca” un reduce di guerra divenuto cieco si sposta col bastone bianco (che nasconde una spada) e difende il figlio di un ex-compagno di guerra ora scienziato (da ritrovare) da loschi individui, grazie anche all’acuità dell’udito.

Ssshh… fammi sentire! Tra suoni, puntini, materiali, assistente vocale su smartphone e software Nvda.

Un solo verbo che racchiude perfettamente l’azione sinergica dei sensi rimasti e del loro eccelso “lavoro resiliente”: olfatto, gusto, tatto e udito. Negli esperimenti al buio già citati e in successivi che ora illustro, i sensi rimasti “vedono” attorno per “ridefinire” il proprio ambiente. Le mie mani che toccano i muri, le porte, gli spigoli, le tazze per la colazione esercitano il tatto per la sensazione data dai materiali costituenti la casa, dai tessuti dei capi riordinati e la lettura per me graduale dei puntini sulle scatole di farmaci, è un tatto che rafforza anche il movimento eseguito con calma e senza fretta. Pensiamo al detto “muoversi con tatto”, per il non vedente è una frase oserei dire di vitale importanza, in cui è racchiuso tutto il suo “modus operandi”. Nei miei percorsi al buio ho avuto modo di sperimentare il tatto e l’udito attraverso nel primo caso la lettura dei puntini sui farmaci, la preparazione della colazione e la digitazione su word col programma di sintesi vocale dal software Nvda per “screen reader” e per l’udito (oltre al rumore dello pseudo-bastone) il suono di scuotimento e riconoscimento di alcune sostanze alimentari. Andiamo con ordine. Non tutte le scatole di farmaci riportano i puntini Braille, ad es.: i cerotti, per provare la lettura ho seguito le indicazioni da un sito specifico e ho preso una scatola di aspirina. Osservo i puntini e inizio a far scorrere le dita sopra di essi, piccoli rilievi vitali per la salute che riportano il nome del farmaco in alto e in basso e nel mezzo le dosi in mg. Le mie mani pur piccole sono grandi sopra i puntini, con lo smartphone a lato sull’alfabeto Braille inizio la lettura e a ogni puntino e/o insieme di essi, mi giro verso il Braille per individuare la lettera e quindi leggere, una rotazione continua per tutte le tre righe puntate, che alla fine ho decifrato nel nome riportato su cartaceo a fronte. Una rotazione di viso e collo che ha chiesto non poco tempo, proprio perché non è il mio modo abituale di lettura, un tempo che ha dilatato la comprensione penso più rapida per il non vedente che poggia le sue dita e con naturalezza le fa scorrere…Ho letto anche di biblioteche cittadine che hanno diversi libri con puntini e audiolibri, questi ultimi importantissimi perché, proprio ascoltando pagine su pagine registrate si apprende per studio/lavoro. *Dai ricordi di Università e dintorni... nei corridoi in attesa degli esami, diverse volte mi capitò di vedere una ragazza e il suo accompagnatore con annesso cane guida con tanto di distintivo della Croce Rossa, un immenso pastore tedesco che non passava certo inosservato e dormiva ai piedi della padroncina che, sicuramente studiando audiolibri da registrazioni di colleghe, sosteneva tranquillamente gli esami. In città a Cagliari diverse volte prendevo il pullman e spesso notavo una ragazza cieca e minuta con capelli corti e l’iride verde salire tranquillamente sul pullman e rimanere appoggiata vicino allo spazio dell’autista. Nel Sassarese ho notato più di una volta un signore anziano con gli occhiali scuri e la testa orientata in varie direzioni verso le fonti sonore a passeggio col suo cane guida un bellissimo Labrador beige chiaro. Un cane guida molto tranquillo che, tra strisce pedonali, marciapiedi magari rovinati e che creano quindi un dislivello, auto, semafori, altri pedoni incrocianti con assoluta calma permette al padrone di uscire, scambiare parole con persone. E’ un cane che non si fa distrarre neanche da complimenti e carezze (parlo per questo cane, di altri non so) talmente è immerso e concentrato nel suo compito, poiché dalla sua vista attenta dipende l’incolumità del padrone. Il cane guida rientra nella nota Pet Therapy, terapia con supporto animale con l’obiettivo di abbattere la barriera d’isolamento “alleggerendo” stati emotivi traumatici o comunque intensi. I sensi rimasti acuiscono il lavoro di “resilienza visiva” favorendo un “riconoscimento ambientale” in senso lato, ad es.: il gusto di un gelato, il tocco di materiali/tessuti, profumi, fonti sonore provenienti nelle forme più varie e qui “entrano in gioco” gli ultimi esperimenti da me svolti in ambiente domestico e incentrati sul riconoscimento sonoro. Sempre oscurata con maschera nera spessa e occhi ben chiusi, una mattina mi son preparata la colazione e la familiarità dell’ambiente mi ha favorito nel prendere la tazza, il cucchiaino, riconoscere l’odore di zucchero e caffè nella parte sottostante i rispettivi coperchi e poi? Per far colazione serve il latte, come ho fatto? Con le mani ho cercato la credenzina con scatole varie e per non rischiare una colazione “fuori tema, ne ho preso a rotazione due e ho iniziato a scuoterle vicino all’orecchio: nella scatola in cui sentivo liquido ho intuito fosse il latte, proprio perché scuotendo faceva rumore. Di contro, con lo stesso “modus operandi” ho scosso a orecchio anche la scatola vicina simile per dimensione, seguendone la forma con le mani, in questo caso nello scuotimento non sentivo alcun liquido se non il peso della scatola, il contenuto era più denso e più pesante e non facente rumore: era la passata di pomodoro. Ho ripreso la scatola col latte, l’ho aperta e versato in tazza, poi scaldata al microonde e colazione andata liscia. L’esperimento “principe” sempre al buio ha riguardato un’azione che tutti svolgiamo facilmente e cioè, scrivere al computer e navigare, io mi sono limitata alla prima. Software NVDA/NonVisual Desktop Access – Un utente non vedente molto bravo in informatica e nell’utilizzo di computer e iphone mi ha inviato la versione personalizzata secondo le mie esigenze con alcuni plugin installati. Il programma si può scaricare in versione Installer dal sito www.nvda.it  quindi proseguire su Download e poi su Plugins per ulteriori programmi di proprio interesse. Nvda è uno “screen reader” la cui sintesi vocale su schermo legge quanto in esso raffigurato. Tra le sintesi vocali abbiamo: Silvia, Paolo voci “Real Speak”, Federica, Luca e Alicevocalizer” dell’area “Expressive. Maschera scura davanti al pc, apro il programma Nvda su word e aumento il volume al massimo per sentire la sintesi vocale a lettura del testo. Le mie mani su tastiera sono incerte, non avendo la percezione del foglio e del suo spazio che sembra infinito, non vedendolo, oriento la testa a destra dello schermo per sentire le lettere premute man mano… Devo ammettere che è stato difficile elaborare frasi di senso compiuto, mentalmente ripensavo alla tastiera e le mani premevano sugli stessi tasti, ricordo di aver composto la parola “suoi”: in visione la facilità di stesura è semplificata, senza luce e al buio più totale, non avendo la percezione visiva di scrittura e tastiera, rimanevo per lo più ferma, proprio perché ero disorientata. In visione redigo articoli muovendo le dita da una parte all’altra, al buio non era semplice tenere le cinque dita di ogni mano seguendo le righe di tastiera, avevo le mani a riccio e pur spostando le dita lateralmente, sentivo la sintesi vocale sempre sulle stesse lettere. Partendo da una condizione di vedenza, scrivere al buio dilata non poco i tempi e la conseguente redazione, si “naviga” in tastiera nell’incertezza più totale, un po’ come trovarsi in una immensa campagna buia, camminare titubanti non sapendo come andrà a finire.  Dopo quest’esperimento, vidi su schermo cos’avevo combinato: avevo aperto la “finestra” dei caratteri e foglio era bianco. A calare la maschera scura dalla luce facevo in fretta, mentre a toglierla, procedevo gradualmente nel riaprire gli occhi e riabituarli alla luce. L’ultimo esperimento al buio invece l’ho svolto senza maschera scura e ha riguardato l’Assistente Vocale, una funzione presente nei moderni smartphone e iphone. Da un anno ho uno smartphone Windows Phone e una sera scorrendo il menù “Impostazioni” decido di provare l’icona blu “Accessibilità” col caratteristico simbolo (presente anche tra i programmi nel mio pc) e per curiosità, la clicco. Attivata la funzione, la voce guida maschile “Narrator inizia a “leggere” tutte le icone velocemente, compresi i pixel. Devo essere sincera: la facilità di accesso per me che vedo ha comportato la sola difficoltà alla disattivazione, tanto da cercare in internet la soluzione in base al mio modello di smartphone, che mi ha permesso di “uscire” dall’icona diventata “caotica” per il fatto non tanto di navigare nel menù telefono, quanto di disattivarla. Un’icona con voce guida è una fonte sonora vitale per il cieco, che invece di “uscirne” non ci pensa proprio e in questo modo anche la più semplice chiamata o la risposta a un messaggio diventa possibile, che sia per emergenza, lavoro o svago.

* “Maestro Buio” e la sua “lezione”, ecco al sole la mia riflessione.

Quante volte combinando qualcosa sia da bambini e sia da grandi ci han detto:”Che ti serva di lezione!”, una frase pronunciata in modo imperativo ma che sottende proprio l’intento di apprendere da qualcosa svolta male o bene, perché comunque, l’apprendimento è “buono” sempre, sia proveniente da un evento negativo e sia da uno positivo come il mio sperimentare. Il “Maestro Buio” in questi esperimenti mi ha dato una “sonora lezione” pedagogica e me la dà ogni notte: quando spengo le luci di casa e non sono bendata in questo caso, pur avendo gli occhi aperti, non vedo niente e devo allungare le mani avanti per non sbattere. La percezione visuo-spaziale e l’orientamento sia ambientale e sia al computer si perdono all’istante, ciò che per un vedente è scontato per il non vedente non lo è più: ogni giorno è un riorganizzare la propria autonomia limitata e dipendente anche dagli altri, i “fantastici 4” sensi rimasti svolgono un eccelso “lavoro” di “resilienza visiva” in sinergia con le tecniche assistive (bastone bianco, software di sintesi vocale, App con icone sonore) che in aggettivo sottendono proprio il “prendersi cura” del non vedente. Pensiamo alla bellezza dei suoni della natura, degli eventi atmosferici e alle sensazioni che danno, ammiriamo il sole, il mare, gli sguardi di chi abbiamo attorno, al cogliere il “sole interiore” attraverso un abbraccio o ascoltando i respiri, i battiti del cuore di chi ci sta vicino… e penso alle parole più “preziose” che spesso diciamo a chi vogliamo bene, parole uniche che “guardano nel profondo”… Luce dei miei occhi... che nelle emozioni “parlano” per tutti noi, indistintamente…

 

Dott. ssa Silvia Ferrari

Pedagogista teorica e Blogger educativa per “Redazione Pedagogica” pagina personale FB e sito omonimo.

 

 

                    * Bibliografia tematica di approfondimento.

 

1.  Mauro Marcantoni, “Vivere al buio – La cecità spiegata ai vedenti” Erickson 2014

2.  Mauro Marcantoni, “I ciechi non sognano il buio. Vivere con successo la cecità.” Franco Angeli 2017

3.  Laura Beretta,Leggere al buio: disabilità visiva e accesso all’informazione nell’era digitale.”AIB (anno di edizione non reperibile)

4.  R. Caldin, Percorsi educativi nella disabilità visiva. Identità, famiglia e integrazione scolastica e sociale.” Erickson 2006

5.  R. Caldin, “Da genitori a genitori. Esperienze e indicazioni per famiglie di bambini con deficit visivo.”, Erickson 2015

6.  Marisa Pavone, L’inclusione educativa. Indicazioni pedagogiche per la disabilità.” Mondadori Università 2014

7.  Lucia Baracco, Barriere percettive e progettazione inclusiva. Accessibilità ambientale per persone con difficoltà visive.” Erickson 2016

8.  C. Bonfigliuoli/M.Pinelli, Disabilità visiva. Teoria e pratica nell’educazione per alunni non vedenti e ipovedenti.” Erickson 2010

9.  M.Clarice Bracci, “Scrivo e leggo con i puntini” Youcanprint 2016

10. Federico Rocco, “La disabilità visiva. Le barriere dell’incompetenzaAnicia 2007

11. M.Luisa Gargiulo/V.Dadone, Crescere toccando: Aiutare il bambino con deficit visivo attraverso il gioco sonoro. Uno strumento per educatori e terapisti” (Strum. Lavoro psico-sociale e educativo) Franco Angeli 2017

12.  Maria Luisa Gargiulo, Il bambino con deficit visivo. Comprenderlo per aiutarlo. Guida per genitori, educatori, riabilitatori (Strum. Lavoro psico-sociale e educativo) Franco Angeli 2010

13. Jkob Streit (autore)/C.Lesch (ill.)/M.Pericoli (trad.), Louis Braille. Il ragazzo che leggeva con le dita.” Filadelfia Editore 2013

14. T.Zappaterra, Braille e gli altri. Percorsi storici di didattica speciale.” Unicopli 2003

15. L.M.Pegorari (autore)/M.Pennelli (ill.)/F.Piccoli (trad.), Le avventure dell’allegro fiammiferaio. L’incontro con Mambù. Edizione in Braille.” FaLvision Editore 2017

16. Annamaria Poli, Cinema e disabilità visive. L’esperienza filmica senza colori.” Franco Angeli 2016

17. A.VV./C.Martinoli & E.Delpino (a cura di), Manuale di riabilitazione visiva per ciechi e ipovedenti” (Strum.lavoro psico-sociale e educativo) Franco Angeli 2009

18. FIPSAS, Segnali tattili subacquei per allievi con disabilità visive e immersioni con scarsa visibilità. La Mandragora 2007

19. Armando Rovi, Introduzione alla notazione musicale Braille.Rugginenti 2015

20. Julian Fuks, Storie di letteratura e cecità: Borges, Cabral, Joyce (Caravelas)” Wordbridge Edizioni 2017

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