Sei punti per comprendere il sistema integrato 0-6 anni: tra i banchi della scuola un mix di formazione e apprendimento.

01.09.2017 13:00

La riforma dell’istruzione da 0 a 6 anni nel prossimo periodo andrà ad incidere in misura sostanziale sul sistema dei nidi e delle scuole dell’infanzia nazionali, il progetto di riordino fa parte di un pacchetto di otto decreti legge che esauriscono le deleghe affidate al Governo dalla Buona Scuola dell’allora Primo Ministro Matteo Renzi. L’elemento di maggiore innovazione previsto dalla riforma 0-6 anni è in primo luogo la categoria cui afferiranno i servizi educativi per questa fascia di età: non più nel welfare come servizio al cittadino ma all’interno dell’effettivo percorso educativo.

Tutti i bambini sin dalla nascita hanno diritto di ricevere un’educazione per sviluppare potenzialità sia nella sfera relazionale sia in quella cognitiva che linguistica-affettiva, le pari opportunità di educazione, di cura e di gioco sono i capisaldi dei servizi educativi per l’infanzia, servizi che purtroppo oggi hanno ancora carattere di individualità.

Urge quindi accompagnare la Riforma della Buona Scuola con una riprogettazione della realtà educativa, si chiede agli educatori di essere insieme alle famiglie e ai servizi territoriali fautori della costruzione di una solida rete e di ampliare l’offerta educativa in un periodo di sviluppo dove “il fare esperienza” ha la priorità, dove il gioco è essenziale, i servizi 0-6 anni devono essere basati sull’esperire e non vissuti come prescolastici. Ricordiamoci che fino al terzo anno di vita il bambino apprende sostanzialmente attraverso lo “sviluppo sensoriale”, sono esperienze molto semplici ma importantissime: toccare, udire i suoni, guardare, muoversi, scoprire, mettere in bocca, tutte esperienze che in un nido possono essere fatte con la massima libertà.

Il sistema integrato mette in luce sei punti chiave:

1. La creazione di poli educativi 0-6 anni, educatori e maestre si impegnano in un progetto di corresponsabilità educativa e continuità tra nido e scuola dell’infanzia a favore delle famiglie e dei bambini;

2. Fondamentale nei servizi educativi è che le equipe guidate dal supervisore pedagogico dedichino tempo alla progettazione e alla programmazione educativa delle proposte di gioco e della vita del servizio con uno sguardo d’insieme e totalità; i gruppi di bambini al nido non saranno più con età omogenee ma eterogenee;

3. Formazione continua per gli educatori e per le maestre della scuola dell’infanzia, in un processo continuo e in itinere di “lifelong learning”;

4. Il nido non dovrebbe essere più un servizio a carattere individuale ma diventare collettivo e sociale, uscire dalla sfera dell’assistenzialismo per essere riconosciuto come meramente educativo.

E per gli educatori e le maestre della scuola dell’infanzia che cosa cambia?

5. Nella fascia 0-3 anni è dato l’imprinting, il patrimonio di competenze che si raggiunge andrà a costruire le basi per il futuro, l’educazione non deve omologare ma bensì far emergere le diversità; dobbiamo imparare a “fidarci” della pedagogia sia come strumento di sostegno sia come sapere, come ambito di benessere sociale. Anche il lupo provò a raccontare la sua versione di Cappuccetto rosso ma nessuno gli credette, apriamoci al nuovo, non dobbiamo aver paura di provare facendo tesoro delle esperienze già vissute.

6. Le equipe educative saranno formate da educatori con laurea L19 in Scienze dell’Educazione e dunque da personale con titolo di studio in educatore professionale socio-pedagogico, gli educatori senza titolo dovranno affrontare un percorso universitario ai fini dell’ottenimento di sessanta crediti formativi. Gli educatori con almeno cinquant’anni di età e dieci di servizio o venti anni di servizio conseguiranno automaticamente il titolo di educatore socio-pedagogico.

L’educatore dovrà sempre più affinare le proprie capacità osservative, avere una visione d’insieme della sezione, essere un abile mediatore soprattutto con le famiglie per permettere loro di cogliere il valore educativo del gruppo misto. Sul territorio Nazionale ci sono già esperienze di poli 0-6 anni soprattutto in Emilia Romagna e nel Lazio: nella città di Bologna a Casalfiumenese è nato un servizio 0-6 anni gestito da una cooperativa sociale dove gli spazi sono condivisi dai bambini e soprattutto c’è un ottimo coordinamento pedagogico fornito dal Comune. A Roma nel decimo municipio i bambini sono accolti in un servizio costruito all’interno di un ampio parco dove le “tecniche dello 0-6”, nome coniato dalle professioniste per abbattere le barriere tra educatori e maestre propongono loro giochi mirati allo sviluppo cognitivo, sociale, emozionale con obiettivi differenti per ogni fascia d’età. Ci auguriamo che il Governo portando avanti questa riforma dia “il via” affinchè i nidi non vengano più percepiti come parcheggi per bambini ma bensì come possibilità educative, non sembra possibile, eppure negli ultimi anni i nidi invece di aumentare come numero e frequenza portandoci finalmente al fianco degli altri Paesi europei sono diminuiti e tanti hanno addirittura dovuto chiudere, ad oggi secondo i dati ISTAT gli utenti dei servizi 0-6 anni sono unicamente il 13,6% della popolazione.

Ricordiamoci e cerchiamo di sensibilizzarci al fatto che la frequenza del nido porti innegabili benefici allo sviluppo cognitivo del bambino, oltre a essere foriera di vantaggi di tipo fisico e relazionale. I figli che hanno potuto frequentare nidi di buona qualità pedagogica ci saranno riconoscenti quando, da adulti, sapranno affrontare la vita al meglio delle loro risorse.

Dr.ssa Costanza Gallina

Pedagogista Apei

 

Bibliografia tematica di approfondimento.

- G.Moro/S.Pastore/A.Fausta Scardigno,La valutazione del sistema scuola. Contesti, logiche, modelli e principi operativi.” Mondadori 2015

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