Pedagogia ambientale tra cielo, terra e mare: quando è la natura a salire in cattedra.

28.06.2017 19:35

Nella preistoria i primi uomini e di conseguenza le prime famiglie non avendo l’uso della parola e di altre cose non andavano a scuola, o per lo meno non come la intendiamo oggi con aule e pareti, quindi l’iniziale modo di comunicare era principalmente non verbale composto da gesti, sguardi, pianto, risa, posture, silenzi… Loro in un certo senso han avuto l’iniziale fortuna di imparare in maniera istantanea dalla natura, dagli eventi atmosferici che li orientavano nello svolgimento delle attività proprie del bosco e venatorie, dalle sensazioni prodotte dai primi fuochi che avrebbero portato alla cottura dei cibi e a una forma arcaica di cucina rustica, dai rumori notturni dei volatili e degli animali, passando per il rumore delle pietre nella costruzione degli utensili da lavoro ai segni lasciati nelle rocce con primitive forme di colore… Pensiamo per un attimo, cosa doveva essere l’estate dell’antichità, il dormire sotto le stelle di notte o all’ombra degli alberi di giorno e ancora, al sole che risvegliava la natura e al tempo stesso fungeva da bussola col suo sorgere e calare. E ancora, il mare fonte di sopravvivenza e di trasporto con le rudimentali zattere, sia in bassa sia in alta marea e la terra col suo habitat rigoglioso offriva ai primi abitanti del pianeta l’Educazione secondo natura e in questo, una quota notevole dipendeva dall’apprendimento visivo che, come sappiamo, porta a interiorizzare e quindi a memorizzare velocemente, proprio perché la vista funge da “registratore” in diretta. Trascorsi milioni di anni e passando a periodi diciamo più recenti, accanto alla riscoperta e al rispetto dell’infanzia (considerata prima alla stregua dell’adultità) si orienta l’interesse in campo educativo anche al mondo della natura, quale complemento imprescindibile di un apprendimento scolastico senza noia favorente una sana curiosità unita all’esplorazione. Elaboro quest’articolo in un’assolata giornata cagliaritana, col mare a pochi km penso ad altro insegnamento “didattico” della natura: alla spiaggia, al manipolare infantile dell’arenile per creare castelli effimeri ma “ricchi” di fantasia, cercare conchiglie per creare poi dei collage, o le “patate” di alghe, queste ultime sono materiali ideali per “produzioni” artistiche in cui la vera “regina” è la creatività dei bambini mista a immaginazione. Cos’altro ci può insegnare la natura? Il rispetto di forme di vita piccole e dell’habitat che si scelgono: penso a quando i bagnanti scorgono sulla sabbia i segni del passaggio di una tartaruga che, trovato un punto distante dalle maree, depone il suo “corredo” di uova, le ricopre e se ne torna al largo. L’indomani alle prime luci, succede che, gli esperti dei centri marini delimitano un quadrato sabbioso a protezione delle uova fino alla schiusa: quel confine è una forma di rispetto verso futuri esseri viventi ancora inermi, il cui guscio e la sabbia soprastante fungono da barriera. Il rispetto di quell’attesa favorirà la nascita e il trascinamento delle tartarughine verso il mare e quindi all’inizio di una nuova vita. La natura è foriera di meraviglia e stupore continui, ma anche le rovine di antiche costruzioni “trasmettono” notizie sulle abitudini passate dei suoi abitanti. La “sete” di conoscenza non va soddisfatta solo tra i banchi, libri e tecnologie varie, ogni giorno che apriamo gli occhi, impariamo qualcosa di nuovo, semplicemente osservando, proprio come i primitivi, il cui “sapere” si costruiva giorno dopo giorno e sul momento, non esistevano i calendari per programmare le attività, come avviene oggi nella scuola e nella vita quotidiana. Pedagogia ambientale significa che, la natura “sale in cattedra” e ci invita a esplorarla come ogni volta fosse la prima, cercando di cogliere con calma le “sfumature” che la routine “copre”: a ciò si rifà un nuovo (?) modo alternativo d’insegnare e imparare al tempo stesso, sto parlando dell’Asilo nel bosco. L’idea ispiratrice per quest’articolo me l’ha fornita “il gigante buono” (così l’ho definito) dell’educazione Paolo Mai nella sua full immersion tra Cagliari e Quartucciu (cittadina fuori Cagliari) in fattoria didattica: non ero mai stata in una fattoria e l’evento me ne ha dato l’occasione. Il quadro che emerge da quest’educazione alternativa è che, non servono aule né pareti perché un Asilo possa definirsi tale: l’aria aperta offre miriadi di possibilità per l’infanzia di giocare con la natura, di sporcarsi senza la paura di esser sgridati, di imparare osservando il cielo, la terra, il mare, creare giochi con materiali che la natura stessa mette a disposizione: legno, pigne, pietre, foglie, frutta… L’evento nel Cagliaritano in Fattoria si è svolto in modalità circle-time, maestro e discenti in parità formativa compreso il look casual, anche quello è un aspetto non da poco per sintonizzarsi con la natura e con gli altri. Mai pensare e non ridurre l’insegnamento e l’apprendimento alla classica cattedra e lezione frontale: via all’aperto e tutti alla pari, grandi e bambini, perché la curiosità e l’interesse non hanno età. Chiudo con una breve rima, mi diletto in composizione e qui ne dedico una appena elaborata per i lettori/lettrici:

La natura sì educante

tra animali, fiori e piante

di grandi e piccoli è maestra,

che guardando oltre finestra

scorgeran certo una ginestra.

Per insegnare in modo sano

non serve andar lontano,

tra bosco, cielo, terra e mare

curiosando si può imparare,

per riscoprire ed apprezzare

cosa il creato ci sa regalare.”

Dott.ssa Silvia Ferrari

Pedagogista teorica, Blogger educativa

 

Bibliografia tematica di approfondimento.

 

1)  Emilio Manes, “L’asilo nel bosco. Un nuovo paradigma educativo. Con dvd, Tlon Editore 2016 (anche in formato ebook)

2)  Francesca Durastanti + altri 2, “Agrinidi, agriasili e asili nel bosco. Nuovi percorsi educativi nella natura”, Settembre 2016

3)  Michela Schenetti, “La scuola nel bosco. Pedagogia, didattica e natura, Erickson 2015

4)  Paola Fontana, “Nel bosco dei mirtilli. La tenera fiaba di Bimbo Piccino. Quaderno operativo per i più piccoli.”, Edizioni Del Borgo 2016

5) Sandra Chistolini, “Pedagogia della natura. Pensiero e azione nell’educazione della scuola contemporanea: Asilo nel bosco, Jardim escola Joao de Deus, Outdoor education.”, Franco Angeli 2016

6)  Maria Montessori e altri 2, “In giardino e nell’orto con Maria Montessori. La natura nell’educazione dell’infanzia.”, Ed. Fefè 2013

7)  Luigina Mortari, “Per una pedagogia ecologica. Prospettive teoriche e ricerche empiriche sull’educazione ambientale.”, La Nuova Italia 2001

8)  L. Caimi, “Coscienza ambientale e educazione alla legalità.”, Vita e Pensiero 2006

9)  Laura Marchetti, “Alfabeti ecologici. Educazione ambientale e didattica del paesaggio.”, Progedit 2012

10) Gianumberto Accinelli/Serena Viola, “I fili invisibili della natura.”, Lapis 2017

11) Gino Aldi/A.Coccagna/L.Locatelli/G.C.Belvedere/S.Pavone, Un’altra scuola è possibile: Le grandi pedagogie olistiche di Rousseau, Froebel, Pestalozzi, Montessori, Steiner, Sai Baba, Malaguzzi, Milani, Lodi, Krishnamurti, Gardner, Aldi.”, Edizioni Enea 2013 (Formato Ebook)

12) *Marta Vitale/Rosita De Luigi (illustrazioni), “Avventure e scoperte in giardino. Per conoscere fiori, piante e piccoli animali.”, Scienza Express 2012 (*Recensito)

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