Educazione e crescita nell’imperfezione dei ruoli: tra competenza, vissuti e resilienza.

18.05.2017 09:42

Chi si “spende” a divulgare l’educazione, non può prescindere dal suo background emotivo/esperienziale, poiché da esso attinge.

Cit. Silvia Ferrari

La citazione in apertura di recensione riferita al mio “modus operandi può sembrare fuori luogo, ma non è così: non si divulga solo su tastiera, come faccio con le mie redazioni, si divulga la “sana” educazione anche nello svolgimento del proprio lavoro su territorio reale. Io e il collega educatore Alessandro Curti siamo accomunati da questo: io su web a presentazione di link e post, includo anche “spaccati” personali, mentre il collega interviene sull’utenza reale, entrambi non possiamo prescindere dal nostro bagaglio emotivo/esperienziale, il vissuto poi superato supporta il nostro fare educativo, che diviene ancor più autentico perché sperimentato e in grado di “insegnare” a noi stessi e agli altri, la nota “cassetta degli attrezzi”. Il romanzo pedagogico “Padri imperfetti” segna l’esordio editoriale alla scrittura del collega educatore Alessandro Curti che, nelle 256 pagine includenti 13 capitoli ed epiloghi scritti in modo scorrevole, “trasferisce” la sua esperienza ventennale al servizio di utenti disagiati per le più varie situazioni, una fra tutte, le famiglie disgregate, qui analizzate soprattutto nel ruolo paterno, per quanto concerne separazioni, affidi, conflitti con l’ex-moglie e il ruolo dei caregiver  di famiglia, ad es.: i nonni come nella storia di Daniela. Il romanzo esamina in tre storie tre differenti modi di vivere il ruolo paterno, ciò che li accomuna è la presenza del Tribunale, che pur legiferando nella “freddezza” incontri stabiliti e orari, cerca di “ricostruire” legami familiari interrotti bruscamente attraverso il lavoro paziente ed emozionale dell’educatore Andrea. La perfezione non è di questo mondo: ogni ruolo non si cementa in una certa forma e così rimane, uso la metafora delle statue che, una volta costruite rimarranno anche eternamente perfette e protette, ma un evento di forza maggiore es.: un uragano, le farà crollare e la ricostruzione non è detto che sia sempre possibile. Le persone che dalle emozioni positive generano legami familiari da altre possono distruggerli, ma il recupero graduale di se stessi è possibile: non lasciare mai niente d’intentato e qui “entra in gioco” la resilienza individuale supportata in esterni da una rete integrata di professionisti dell’aiuto. Porto una riflessione personale, poiché di separazione genitoriale me ne intendo: il Tribunale potrà anche stabilire date, luoghi e orari, ma non è detto che realmente l’iter si segua, la variabile emotiva non è un “elemento” di poco conto, pensiamo al cosiddetto “crollo psichico, che riguarda anche i figli che, come i genitori, devono “risalire la china” e ridefinire la loro crescita affettiva. Più che di perfezione si può parlare di una specie di equilibrio tra stati d’animo e azioni, che cercano di “plasmare” pur nell’imperfezione “ballerina” delle emozioni l’individualità in crescita.

Dr.ssa Silvia Ferrari

Pedagogista teorica, blogger educativa

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