Abaniche pieghe nel flamenco della vita: femminile resilienza al ritmo di una danza.

12.06.2017 20:05

Amore è come un grande salto

è come una tempesta di vento,

amore è un grande temporale,

che non è vero che non fa male.

(Incipit dalla canzone “In qualche parte del mondo” di Antonello Venditti)

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“Certi amori non finiscono

fanno dei giri immensi e poi ritornano.”

(Strofa tratta dalla canzone “Amici mai” di Antonello Venditti)

L’amore cantato da Venditti allude ad amori normali, amori che scuotono e scombussolano il corpo e la mente in positivo... Al tempo stesso, tra quelle strofe ho pensato anche ad amori nati sì in quel modo ma che poi si “ammalano” in negativo per via di tante dinamiche variabili in una o ambo le persone all’interno di una coppia, ne cito qualcuna: carattere, personalità, pretese di cambiamento, narcisismo e violenza psico-fisica, tutti elementi che al loro particolare palesarsi snaturano in partenza o “in itinere” il rapporto sentimentale…. Premessa originale per la mia prima recensione su blog pedagogico di un romanzo “giallo thriller” in formato e-book dal titolo “Il ventaglio sulla pelle” dell’autrice Barbara Sarri, la cui lettura si snoda in 29 capitoli suddivisi in quattro parti e che mi hanno “catturato” (considerando il lavoro della protagonista ;) ) fin dalle prime righe in un crescendo di suspence fino alla fine… La protagonista Isabel Blanco divide la sua vita in total pink (rosa, compresa la macchina) tra il lavoro di investigatrice e la sua passione per il ballo più caratteristico di Spagna: il flamenco, che insegna in un Centro Antiviolenza chiamato “Una rosa non un pugno” (nel reale è un cortometraggio della stessa autrice Sarri) e che accoglie donne vittime di violenza partente da amori “malati” sfociati nei maltrattamenti prima psicologici e poi fisici… La stessa Isabel nel suo passato ha vissuto un amore “tossico” e violento e che, nel prosieguo dell’indagine di cui poi vi narro, le tornerà utile… Il ventaglio sulla pelle allude a un tatuaggio particolare presente non solo sulla pelle di Isabel ma anche sulle cinque donne che, tutte legate a doppio filo col flamenco sono le vittime di un pazzo, che inscena in modo “teatrale” i delitti aiutato dalla belladonna… Pensa te che nome per un’essenza che in piccole dosi è curativa ma in alte è mortale e Isabel grazie al suo potente olfatto la “ritrova” nell’aria in ogni “crime scene”, tre in Italia e due a Granada. Il flamenco è la “chiave di svolta” per le donne del Centro Antiviolenza, che al ritmo di nacchere e allo sventolio del ventaglio (abanico), al rumore di tacchi nel parquet e alla sontuosa gonna provano a “risalire la china” a suon di musica, a riprendere se stesse ritrovando un equilibrio che sembrava perso… Un modo per “sciogliere” la “corazza” costruita interiormente a riparo dal trauma subìto in precedenza… Il ballo anche per Isabel è un momento speciale, al quale dedicare la massima cura anche nella preparazione e in questo, un enorme aiuto arriva da Nonna Erles e da una particolare valigia, il cui interno contiene tutto il necessario: ventaglio, manton, nacchere, scarpe, rosa, vestito con ampia gonna che internamente nascondono dei marchingegni degni di Diabolik: veleno urticante, chiodi nelle scarpe, etc.. Tali dotazioni aiuteranno Isabel a risolvere l’indagine e catturare l’assassino, altri non è che il suo amore “tossico” del passato che ritorna (ricordate la strofa iniziale?) nella persona di Roberto, che arrestato spiegherà il perché di quella scia drammatica: in ogni donna cercava la “sua” Isabel e disattese le aspettative agiva di conseguenza… Il romanzo di Barbara Sarri pur nel colorato genere “giallo” racchiude messaggi educativi e di incoraggiamento: la resilienza della femminilità proviene dal flamenco, un ballo che non è solo ballo, è un modo musicale di distrarre la mente di donne violate e che “lavora” a ritmo costante per “uscire dal buio tunnel” e rivedere la luce interiore, pensando che, niente è perduto, anzi… Mi piace concludere parlando del duende, l’essenza unica e originale che non dobbiamo aver paura di mostrare (nel mio caso è la poesia), un’essenza che “allo scoperto” porterà a sperimentare e raggiungere nuovi orizzonti e sogni, dando il coraggio di rischiare per qualcosa in cui si crede e le donne del Centro Antiviolenza col flamenco “tirano fuori” questo coraggio per rischiare e ritrovare qualcosa di prezioso e bello: la loro vita!

Dr.ssa Silvia Ferrari

Pedagogista teorica, Blogger educativa

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